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dal 09 Maggio 2015 al 22 Novembre 2015
Venezia, Arsenale, Sala d'armi, tesa b

Possessing Nature
Padiglione del Messico alla 56. Esposizione Internazionale di Arte della Biennale di Venezia

Comunicato Stampa

Il Padiglione del Messico alla 56. Esposizione Internazionale di Arte - La Biennale di Venezia inaugura giovedì 7 maggio, con Possessing Nature di Tania Candiani e Luis Felipe Ortega.

Il Padiglione, curato da Karla Jasso, rimarrà aperto alla Sale d’Armi dell’Arsenale di Venezia fino al 22 novembre 2015.

Il Consiglio Nazionale della Cultura e delle Arti (CONACULTA), tramite l’Istituto Nazionale di Belle Arti (INBA), presenta per il Padiglione del Messico alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia l’opera Possessing Nature, degli artisti Tania Candiani e Luis Felipe Ortega, a cura di Karla Jasso.

Il Padiglione sarà inaugurato giovedì 7 maggio alle ore 13.00 all’Arsenale di Venezia, Sale d’Armi tesa B, alla presenza degli artisti, della curatrice, della direttrice generale dell’INBA, María Cristina García Cepeda e dell’Ambasciatore messicano in Italia, Miguel Ruiz-Cabañas Izquierdo.

Possessing Nature si fonda sul rapporto con l’acqua che lega Città del Messico e Venezia ai rispettivi territori, conferendo loro un’identità del tutto particolare sin dalla fondazione. Gli artisti Tania Candiani e Luis Felipe Ortega hanno realizzato un’opera che analizza e approfondisce le implicazioni della dimensione lacustre e della gestione delle risorse idriche, soffermandosi sull’impatto che tali tematiche hanno sulla comunità. Protagonista principale è, dunque, l’acqua, elemento che preserva la memoria storica delle due città.

A partire dall’epoca coloniale, modificando e cercando di drenare laghi e fiumi, il Messico ha intrapreso un cammino differente rispetto a quello di Venezia. L'ambiente lacustre è andato via via scomparendo nell’arco di quattro secoli. Il complesso sistema di drenaggio ha incanalato gli affluenti dei corsi d’acqua per soddisfare lo sviluppo urbano e il conseguente incremento di domanda di servizi, portando alla radicale trasformazione dell’ambiente naturale.

Tania Candiani e Luis Felipe Ortega utilizzano linguaggi diversi: mentre la ricerca di Candiani riguarda per lo più la voce con le sue potenzialità narrative, linguistiche e musicali, Ortega lavora sull’immagine in movimento e lo scorrere del tempo, focalizzandosi sulla materia, sulla scultura e sullo spazio.

I due artisti, che collaborano per la prima volta nella realizzazione di quest’opera, si interrogano su questioni comuni: i legami e le contraddizioni tra arte visiva e arte sonora, tensione ed equilibrio, natura e tecnologia. Possessing Nature, definita dagli artisti stessi come una “contro-infrastruttura”, è stata prodotta in Messico con lastre di acciaio, tubi e pompe idrauliche, per poi essere riassemblata a Venezia, grazie a un elaborato lavoro di ingegneria.

Possessing Nature è un vero e proprio dispositivo idraulico che aspira l’acqua direttamente dal bacino di Venezia, facendola transitare con velocità e pendenze diverse attraverso un canale che percorre la monumentale scultura, per poi riversarla in uno specchio d’acqua da dove torna in laguna, rievocando i complessi sistemi idraulici che circondano Città del Messico. Il suono provocato dall’acqua di passaggio invade il padiglione. L’acqua, a sua volta, alimenta lo specchio su cui è proiettato un video realizzato dagli artisti partendo da una rigorosa analisi visiva che immortala immagini del passato e del presente, mettendo ancora una volta in relazione Città del Messico e Venezia.

Con Possessing Nature gli artisti vogliono esprimere una metafora del dominio dell’uomo sulla Natura. I canali permettono la navigazione, il passaggio, l’interscambio; allo stesso tempo, tuttavia, il loro scorrere trasporta sia l’essenza stessa della Natura che le conseguenze dell’intervento umano sull’ambiente naturale. Il dilemma che ne sorge è alla base del concetto dell’opera.

Il tema scelto per la 56. Esposizione Internazionale di Arte - La Biennale di Venezia dal curatore Okwui Enwezor, All the World’s Futures, si interroga proprio su questo dissidio:quale sia il destino della modernità, che si avvia alla rovina e alla catastrofe. La Biennale Arte 2015 vuole essere, dunque, un invito alla riflessione.

Il Padiglione del Messico ha risposto a questa richiesta, invitando all’analisi e alla riflessione sulle domande che l’arte contemporanea pone in ambito mondiale, condividendo la sua visione con gli altri paesi. Negli ultimi dieci anni il Messico ha svolto un ruolo chiave per quanto riguarda il discorso dell’arte contemporanea internazionale. La presenza degli artisti messicani in fiere, collezioni private e pubbliche a livello mondiale, nelle Biennali come quelle di Berlino, San Paolo, Documenta, nelle mostre individuali alla TATE Modern a Londra o al MOMA di New York, sottolinea un’attenzione e una cura che, per l’INBA, è di primaria importanza assecondare. La presenza del Padiglione del Messico in questa edizione della Biennale Arte è un chiaro esempio del dialogo con la comunità internazionale.

CONACULTA e INBA sostengono fortemente la presenza del Messico nel 56. Esposizione Internazionale d'Arte la Biennale di Venezia, che fin dalla nascita rappresenta uno dei forum di arte contemporanea più prestigiosi, rimarcando il suo impegno per lo sviluppo dell’espressione artistica messicana.